• il percorso esterno - Fondazione Museo Giuseppe Mazzotti 1903 Albisola

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GIARDINO G.M.A.




Il percorso del Giardino Museo

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Benvenuti nel Giardino Museo Giuseppe Mazzotti 1903.
Questo spazio a ridosso dell’edificio progettato nel 1936 da Torido Mazzotti con l’approvazione dell’architetto futurista Nicolaj Diulgheroff è stato organizzato come percorso espositivo di opere d’arte. Ufficialmente è stato presentato al pubblico il 31 luglio 1999.
Il Giardino Museo non è solo una collezione di opere d’arte, ma è anche sede di manifestazioni culturali, uno spazio vivo in cui gli artisti, gli amanti dell’arte e della ceramica di Albisola si incontrano e si confrontano.
Interessante è notare oltre che le ceramiche anche la varietà di piante che adornano il giardino: ulivi, aranci, limoni, noccioli, pesche, allori, glicini, pitosfori, palme, agavi e rose; l’albero di cachi fu piantato da Giuseppe Bovio, padre di Rosa moglie di Torido.
Buon proseguimento nella visita.

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Questi ritratti posizionati sotto la scale d’ingresso sono di Ino Pasetti che negli anni Ottanta si era dedicato a ritrarre con la terracotta i frequentatori della fabbrica, figure fondamentali e altre semplicemente di passaggio.
Fra questi una "infiltrata", Rosanna Argenta, il cui volto è stato invece modellato in terracotta policroma dal marito, Bepi Mazzotti.
Una donna eccezionale: sportiva, era stata a lungo primatista italiana degli 80 metri a ostacoli.
Le basi dell'opera sono di Roberto Bertagnin, scultore e ceramista attivo presso i Mazzotti soprattutto negli anni Cinquanta, ed erano state concepite come appoggio per panchine.

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Questa apparente scatola in metallo fu fatta costruire da Torido Mazzotti negli anni Trenta dopo aver partecipato a Faenza a un corso di ceramica.
In tale occasione aveva appreso le nozioni tecniche per ottenere una smaltatura con effetti di lucentezza metallica.
Questo contenitore veniva impiegato nella stanza alta della fornace a legna. Torido Mazzotti fu il primo ceramista a introdurre in Albisola tale tecnica di decorazione, detta a riflessi.

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Questo grande tavolo dipinto, composto da formelle di terracotta ingobbiata è opera dello svedese Ansgar Elde.
Egli arrivò ad Albisola sul finire degli anni Cinquanta e soggiornò ospite nella casa di Asger Jorn. Da allora pur continuando a girare il mondo con le sue opere è diventato Albisolese di adozione.
Fu un personaggio straordinario per la sua cultura e per il suo rigore d’artista.
Questo tavolo è la seconda versione dell’opera in quanto, non ritenendosi soddisfatto della prima versione, volle rifarla per l’inaugurazione del Giardino Museo.

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I quattro vasi, qui esposti, realizzati in terracotta maiolicata, dalla forma elegante e armoniosa, sono dell'americano Cory Roth, un allievo dellUniversità di San José (California) approdato ad Albisola nel 1990 insieme ad un gruppo di colleghi e docenti nel corso di uno stage della durata di un mese, organizzato dallo scultore savonese Sandro Lorenzini.
Anche egli rimase affascinato da Albisola tanto da prolungare la sua visita per un anno.

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Siete davanti all’opera principale del Giardino Museo.
Un coccodrillo a grandezza naturale realizzato nel 1936 da Lucio Fontana.
L’alligatore, spezzato in vari segmenti per ragioni di cottura è trattenuto fra le capaci spire di un potente serpente costrittore.
È un lavoro chiave nell'itinerario dell'artista argentino, probabilmente il più grande e impegnativo mai eseguito in ceramica, un materiale che, com’è ben noto, lo ha affascinato per tutta la vita e che, specialmente negli anni Trenta, è stato determinante per l'elaborazione dello stile più prossimo alle ricercatezze del "barocco".
La tartaruga che è collocata accanto non è del maestro argentino.
Lucio Fontana fu personaggio chiave nell’evoluzione artistica mondiale, inventore dello Spazialismo, frequentatore di Albisola già negli anni trenta ritornò ad Albisola appena dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Ricorda Giuseppe Bepi Mazzotti che nel 1947 mentre attraversava a piedi il ponte sul torrente Sansobbia gridava a tutti "Arriva il più grande scultore spaziale del mondo".

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La catena in ceramica che state ammirando è di Walter Morando (1990): un'opera realista ed evocativa, piena di memoria di porti e di navi, anima della Liguria e di tutte le terre rivierasche.
Questa opera è stata realizzata nel 1989 nel corso degli incontri che si sono svolti nella fabbrica Giuseppe Mazzotti 1903.
In tale occasione 16 artisti invitati da Milena Milani, Sergio Dangelo e altri abituali frequentatori della manifattura si confrontarono per una settimana, spalla a spalla, con la ceramica.
Nel 1990 le opere prodotte in quella occasione furono esposte a Cortina d’Ampezzo.

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Quest’anfora in terracotta ingobbiata, classica nell'impostazione anche se decisamente originale per gli elementi decorativi aggettanti all'esterno è dell’americano Cory Roth. Suoi sono anche i vasi collocati sul muretto del gazebo.

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Un rigoroso taglio costruttivista caratterizza invece il lavoro realizzato da Liliana Malta, giovane pittrice e ceramista, calabrese di nascita e romana d'adozione, allieva del ceramista Caruso.
Questa artista è stata invitata a lavorare presso la manifattura Giuseppe Mazzotti da Martina Corgnati per l’edizione 2000 del Giardino Museo tenutasi il 13 giugno di quell’anno.

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Nei pressi dell’ulivo, vicino al muretto, trovate la fontana di Mario Anselmo (attualmente non funzionante), una maiolica policroma dalle forme snelle ed eleganti realizzata negli anni Cinquanta.
Mario Anselmo, che negli anni Trenta fu fra i firmatari del secondo manifesto del Movimento Futurista, fu un ceramista completo e anche un valido formista.
  (brevissima pausa)
Le due sculture in terracotta, raffiguranti l’autunno e l’inverno, posate invece sul muretto accanto sono opera della ditta Bitossi di Montelupo Fiorentino.

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Su questo viottolo Tullio Mazzotti ha collocato i frammenti originali recuperati dopo il restauro/rifacimento della famosa Passeggiata degli Artisti che costeggia il lungomare di Albisola.
I pezzi installati in giardino appartenevano ai mosaici monumentali eseguiti nel 1963: un primo elemento conserva parte della firma di Giuseppe Capogrossi "Cap", un altro frammento è estratto dal mosaico di Emanuele Luzzati e le piastrelle bianche e azzurre sono frammenti dei pannelli accessori di collegamento.
La Passeggiata degli Artisti che costeggia la spiaggia di Albisola è lunga 800 metri, essa costituisce un opera rappresentativa di quell’intreccio fra arte e paese che esisteva in Albisola negli anni Sessanta.
L’idea di costruire tale opera fu di Adolfo Testa e di Aligi Sassu, che allora sedevano assieme in Consiglio Comunale ad Albissola Marina. Sindaco di allora era Giuseppe Ciarlo.
Il rifacimento della Passeggiata degli Artisti avvenuta nell’estate del 1999 scatenò furiose polemiche per la filosofia progettuale adottata per i lavori di restauro/rifacimento.
Di fatto i mosaici realizzati nel 1963 sono andati tutti distrutti e gli attuali costituiscono una copia.

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È decisamente ludico il pallottoliere realizzato dal design Oscar Albrito.
Savonese di nascita, dopo esperienze pubblicitarie a Torino, apre nel 1976 una propria fabbrica di ceramiche ad Albisola Capo, lo Studio A che dirige sino al 1988.
La sua prima mostra risale al 1963 e sono innumerevoli i premi e i riconoscimenti ricevuti per la sua opera.
Albrito ha vissuto le grandi stagioni artistiche di Albisola e, sempre con spirito nuovo, continua a confrontarsi con la ceramica sviluppando le sue ricerche soprattutto nell’ambito del design.

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Ha un sapore classico il lavoro di Giorgio Moiso, un grande uovo in terracotta dipinto nel 1990, sulla cui superficie campeggia una scritta volutamente ambigua: "pittura all'uovo".
Giorgio Moiso, valbormidese di origine, è un pittore che si confronta naturalmente con la ceramica.
Recentemente sono state pubblicate in Italia e in Francia alcune sue monografie che testimoniano il suo lavoro.
Oltre a essere pittore egli è un batterista di grande abilità.

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Piuttosto recente, del 1999, il pannello in terracotta smaltata del pittore Gianni Celano Giannici, decorato sui due lati con un volto doppio, dal linguaggio vagamente postcubista e tratti nitidi, secchi, marcati come a scalfire la continuità della superficie.
Giannici è artista eclettico, formidabile, la cui attività si svolge fra Albisola, la Francia nella Costa Azzura e Parigi.
Egli nasce a Castelsangiovanni Piacenza e giovanissimo vive le grandi stagioni albisolesi. Nel 1970 si trasferisce a Parigi dove intreccia rapporti artistici con Cesare Peverelli, Fernandez Arman, Max Ernest Cesar.

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Bifronte è il suggestivo drago/chimera di Aurelio Caminati, realizzato nel 1990 con terracotta impreziosita da inserimenti di foglia d'oro.
Aurelio Caminati nasce a Genova nel 1924 e dal 1950 espone in prestigiose mostre in Italia e all’estero.
Importante la sua partecipazione nel 1956 alla Biennale di Venezia. Nel 1991 realizza gli affreschi per il teatro Carlo Felice di Genova.
Nel 1998 viene presentata a Palazzo Ducale una sua monografia, curata dal critico Franco Sborgi.
Pittore, scultore, autore di performance è un artista completo, colto e attento.
Soggiorna spesso ad Albisola; un suo pannello su ceramica è esposto all’Hotel Garden di Albissola Marina.

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Forse un po’ incongruo in un giardino della ceramica ma interessante il lavoro di Toni Zarpellon, frammento di un'installazione polimaterica prodotta nel 2000.
L'oggetto, il serbatoio di un furgone, si inserisce nella lunga e nobile tradizione surrealista del ready-made.
Zarpellon è un artista di Bassano del Grappa, da segnalare due cave dimesse a Rubbio in provincia di Vicenza, che l’artista recupera con grandi pitture e istallazioni. Zarpellon arriva ad Albisola nel 1989 su invito di Milena Milani.

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E’ di Giorgio Venturino la piramide dalla superficie animata da migliaia di piccole spire, un originale lavoro in terracotta realizzato nel 2000.
L’artista come Liliana Malta, Patrizia Guerresi, Attilio Antibo e Claudio Manfredi furono gli invitati alla seconda edizione di "Un Giardino Museo per la ceramica di Albisola".
Artista dal gusto spiccato per la sperimentazione con tecniche e materiali personalmente elaborati attraverso i quali esprime la sua creatività.

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Questo piccolo salotto all'aperto è un angolo riposante che sembra invitare alla sosta e alla contemplazione anche se, ad una seconda occhiata, si scopre che gli spazi disponibili sono già stati tutti parzialmente occupati dalle opere stesse, anche se con esse si può convivere, sedendosi sulle panchine o appoggiando cose su un apparente "tavolo", che tavolo non è, ma una lastra d'ardesia collocata in orizzontale.
Negli anni Venti il pittore Pietro Rabia l'aveva decorata incidendovi sopra una spumeggiante coppia di divinità dal sapore mitologico, i cui lineamenti si colgono soltanto osservando l'opera con una certa attenzione.

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Questa installazione ideata nel 1999 da Claudio Manfredi e Tullio Mazzotti e realizzata in terracotta ingobbiata.
Si chiama "il vino del ceramista": una figura in ceramica, assisa sulla panca, attende che il tempo della cottura trascorra e si consumi nel frattempo annega metaforicamente l'attesa nel contenuto di una grande bottiglia (similmente in ceramica) accompagnata da relativi bicchieri fuori scala.
Un lavoro che testimonia la realtà della produzione ceramica e nei tre oggetti modellati e collocati, con una certa ironia, uno accanto all'altro, racconta un momento di vita quotidiana e surreale al tempo stesso.

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Queste ceramiche collocate affianco del portone d’ingresso della palazzina sono un assemblaggio realizzato nel 2000 da Giuseppe Bepi Mazzotti, utilizzando una nicchia foggiata dal nonno Bausin Mazzotti e la Madonna della Misericordia (la Madonna di Savona) da lui modellata in terracotta smaltata.
È un lavoro pieno di delicatezza, raffinato e vivificato da onde di movimento interno. Sotto ai gradini è collocata un’anfora in ceramica che Bausin volle annegare nel cemento durante le prime fasi della costruzione del palazzo.

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Questa bella rosa in terracotta, quasi una versione ingrandita di quelle che si trovano all'interno del museo, è realizzata da Giuseppe Bausin Mazzotti, il fondatore della fabbrica.

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Appesi ai rami dell'albero di fico che ombreggia questo angolo del giardino i "bozzoli" modellati nel 2001 da Junko Imada, la cui installazione è completata da altri elementi mimetizzati sul prato.
Imada è giapponese di origine, attualmente vive e lavora a Milano.
L’opera che ha come titolo "un dono alla mia strega" è un omaggio che l’artista offre all’albero, che quando lo vide per la prima volta durante la stagione invernale, gli apparve come una mano nodosa protesa al cielo.

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Questa installazione è opera dell’americano, Philip Conoly, ed è costituita da sei elementi in terracotta smaltata nera, ispirati alla forma delle armi belliche, cui si contrappone una semplice ciotola in ceramica, piena d'acqua dove galleggia un sughero che porta l'ago magnetizzato, strumento utilizzato nella navigazione antica.
L'insieme è una trasparente metafora delle "due vie" possibili all'uomo: quella della guerra e della violenza e quella della semplicità e della pace che produce un giusto orientamento.
Philip Conoly partecipò anch’egli allo stage tenuto nel 1990 organizzato da Sandro Lorenzini.


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Come se si fossero "posati" sul verde appena oltre la porta in mattoni, trovate i quattro "tappeti" da preghiera segnati da un'impronta profonda e suggestiva: è l'installazione pensata nel 2000 da Patrizia Guerresi, artista versatile nelle tecniche e nei materiali ma da sempre particolarmente affezionata alla ceramica, che interpreta con grande originalità.
Nel catalogo della seconda edizione di "un Giardino Museo" Patrizia Guerresi spiegava così la sua opera "Il tappeto in terra diventa per me un atto di devozione. Qui l’essere umano si concentra, dedicando anima e corpo. L’impronta dei piedi denuncia un passaggio di energia".

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A Pasetti si deve anche il ritratto di Sinker collocato nei pressi dell'albero al centro del prato: Sinker era un cane lupo che negli anni Ottanta è stato fra gli animatori fissi della Fabbrica Giuseppe Mazzotti.
Al cane era stato dato questo nome "classico" delle tavole da surf adatte alle grandi mareggiate. L'opera è del 1988.

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Questa massa quasi informe sono i resti di un'infornata fusa per un incidente di cottura nel 1975.
Lastre, vasi e pezzi vari, deformati e stravolti dal calore hanno accidentalmente acquisito una certa grazia spontanea che ha convinto Bepi Mazzotti a conservarli: documentando così un altro possibile esito del processo di lavorazione.

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Bisogna alzare la testa per scoprire l'opera di Sandro Lorenzini, installata nel 1999 sopra la porta in mattoni che divide il giardino. È un'anfora, quindi la più classica delle forme, allungata e protesa fino a deformarsi e a suggerire la figura di un centauro, una creatura mitica che ruota su se stessa grazie al perno girevole che la sostiene. È in gres colorato da ossidi e smalti.
Sandro Lorenzini dai primi anni Ottanta ad oggi non ha cessato di essere presente ai maggiori concorsi di ceramica internazionali. È stato premiato al Concorso Internazionale di Faenza, alla Biennale di Vallauris in Costa Azzurra, al Concorso Nazionale di Santo Stefano di Camastra (Sicilia) e alla Triennale della Ceramica di Mino in Giappone.

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Questa scultura è stata realizzata dal torniante di Casa Mazzotti, Claudio Mandaglio, ed è stato collocato nel giardino nel 1987: si tratta di un micio dall'aria divertita e orgoglioso del suo papillon.
I due cilindri che costituiscono il corpo del gatto sono quelli che escono comunemente dalla macchina impastatrice utilizzata nella preparazione dell’argilla per la lavorazione.

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È di Adriano Leverone questa opera realizzata in gres dalle forme morbide, suggestive e seducenti, curvilinee esaltate dalla profondità del colore blu che si alterna in fasi di opacità e altre di lucentezza, in un ritmo consapevole e molto efficace.
L'anno di realizzazione il 1999.
Adriano Leverone è un abile ceramista che ha partecipato ad alcune edizioni del Concorso Internazionale di Faenza dove è stato premiato per il suo lavoro.
Ha vinto inoltre il primo premio per la scultura alla decima edizione di Etruriarte del 1999.
Nel 1997 ha curato il corso di gres presso la Scuola di Ceramica di Albisola Superiore.

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In questa minuscola aiuola ricavata sul lato della porta in mattoni, Attilio Antibo ha realizzato nel 2000 il suo Canneto: un lavoro polimaterico che evoca tutto intero un ambiente di palude, con tanto di canne e ranocchio policromo.
Antibo nasce nel 1930 a Savona ed è uno degli autori più rigorosi del panorama artistico ceramico. Viene premiato al primo Concorso Nazionale della Ceramica d’Arte di Savona del 1986.
Con le sue opere ha esposto alle più qualificate esposizioni mondiali, fra cui nel 1992 alla Biennale della Ceramica di Shigaraki in Giappone.

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Assai compatta questa colonna in gres realizzata nel 1990 dall'argentino Carlos Carlé: una colonna divisa a solidi blocchi e colorata con ossidi. Carlos Carlè è uno dei ceramisti più importanti sulla scena mondiale, argentino di origine, savonese di adozione, ha partecipato con i suoi lavori a qualificate rassegne in tutto il mondo, dalla Francia al Giappone, lavorando la ceramica in Brasile, nei Paesi Bassi, Danimarca con importanti riconoscimenti di critica.
Personaggio quasi atipico nel mondo chiassoso dell’arte, in occasione della consegna dell’Oscar di Albisola, riconoscimento attribuitogli nel 1987 dall’amministrazione comunale di Albissola Marina, invitato a parlare rispose "di me preferisco parlino le mie opere".

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Appoggiata al muro del negozio, trovate l'installazione realizzata nel 2001 del savonese Enzo L'Acqua, impostata sulle relazioni fra forme ovoidali purissime, ripetute e replicate su lastre ingobbiate, disposte una accanto all'altra nello spazio.
Enzo L’Acqua negli anni Sessanta ad Albisola conosce i più importanti artisti contemporanei.
In un catalogo del 2001 dichiara che i suoi riferimenti sono stati Lucio Fontana e Tapis per la forza espressiva, Mondrian per la rigorosità pittorica, Klee per la visione dello spazio e del colore. Nel 2002 una sua monografia antologica viene presentata nel Giardino Museo.

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Accanto, sempre lungo il muro, i lavori "informali" di Tullio Mazzotti, detti "ceramica boom", nati da un'idea ludica ma decisamente efficace nei risultati pur così "sperimentali": si tratta, infatti, di blocchi d'argilla fatti esplodere collocandovi dei petardi all'interno.
Il gusto divertito e sperimentale che ha suggerito all'autore questo anomalo modo di procedere (da non dimenticare che questi pezzi sono stati fatti negli anni Settanta, quindi ben prima che Tullio Mazzotti definisse la propria identità di artista e ceramista figurativo che gli appartiene) è dissimulato dalle realizzazioni concrete, molto prossime al linguaggio informale.

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Roberto Bertagnin è presente nel giardino attraverso alcune opere, eseguite nel 1960: si tratta di due lastre collocate sul muro della fabbrica, i cui rilievi descrivono alcune fasi della lavorazione artistica della ceramica, come avviene all’interno della manifattura.
Roberto Bertagnin raffinato scultore è stato insegnate e preside al Liceo Artistico di Savona Arturo Martini.

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È sempre del maestro Roberto Bertagnin, collocato sul muro che costeggia la scala, un altro grande rilievo policromo che racconta la preparazione della legna per il forno.
In occasione del centenario della manifattura lo scultore ha modellato una medaglia a ricordo su cui è apposta l’effigie di Giuseppe Bepi Mazzotti.
Tale medaglie si affianca a quelle realizzate da Giacomo Manzu, per il cinquantesimo, e di Eliseo Salino, per il settantacinquesimo anniversario di fondazione.

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Questa figura bianca, sofferente, antropomorfa è stata modellata nel 1972 dal genovese Flavio Roma. Lo stile è barocco, l'intenzione espressionista, lo spirito prossimo a una dimensione sacra.
Flavio Roma è un artista che da sempre si confronta con la materia ceramica. Attualmente ha uno studio in Piazza Sant’Antonio ad Albissola Marina dove è possibile avere una panoramica più ampia del suo lavoro.

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L’opera di Giampaolo Parini eseguita nel 2002 è immersa nella vegetazione, si tratta di una Dafne in versione contemporanea: un busto femminile che scaturisce da una colonna intarsiata alla base di elementi vegetali.
Giampaolo Parini è nato nel 1941, ha studiato a Bologna e Firenze, è stato docente di discipline pittoriche al liceo Arturo Martini di Savona.
Nel 1970 ha vinto il Premio Suzzara e nel 2001 il Premio Anthia.
Di se stesso dice "Non ritengo di essere ceramista nel senso che non faccio ricerca nè sperimentazioni, però la terracotta è il linguaggio (tra le innumerevoli tecniche ceramiche) che mi è più affine".

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Al lato sinistro della panchina, troviamo il lavoro di Giovanni Tinti.
Tre elementi ricomposti insieme a formare un corpo colonnare dalla modellazione raffinata, che mima quasi l’apparenza di un fungo atomico, o meglio un’esplosione di vita che scaturisce spontanea da una sorta di fantasioso albero, con forme organiche in rilievo, dipinte in blu su fondo maiolicato bianco.
Giovanni Tinti è il decano dei pittori savonesi, insieme all’amico Luigi Caldanzano.
Tinti è nato a Cairo Montenotte nel 1917. La sua prima mostra è del 1953 con la partecipazione alla Biennale di Monza.
Nel 2001 è stata pubblicata e presentata a Villa Cambiaso una sua monografia.

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Sopra l’aiuola che costeggia il corpo della fabbrica è posta la complessa e ricca decorazione di Rolando Giovannini.
Una bordura di piastrelle in cotto, monocrome, dalla decorazione a incisione volutamente scabra e semplice, sottostanti le finestre del corpo di fabbrica, formano due modanature, superiore ed inferiore, che chiudono quattro grandi pannelli in smalto mat, a richiamare l’epoca futurista.
Rolando Giovannini è preside alla scuola di ceramica di Faenza, quindi esperto ceramista, ma anche validissimo designer.
Egli ha pubblicato alcuni importanti volumi sulla decorazione delle piastrelle da rivestimento.
Personaggio attivissimo è stato fra i promotori del Museo della Ceramica di Spezzano a Fiorano Modenese.

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Accanto alla fontana in ceramica troviamo il grande pannello di Raimondo Sirotti: un impasto di argilla tagliata a riquadri, maiolicata e dipinta a smalti e colori sfumati, pieni di sensibilità "atmosferica". Raimondo Sirotti nasce a Bogliasco in provincia di Genova nel 1934.
È presente nel panorama italiano dell’arte contemporanea dagli anni Cinquanta, infatti nel 1956 vince il V Premio Nazionale di Pittura "Cesenatico" con una giuria presieduta da Carlo Carrà.
Nel 1968 durante un viaggio in Inghilterra approfondisce una ricerca sulla funzione della luce nella pittura, ricerca che continua ancora oggi nel suo lavoro.
Nel 1991 esegue per il teatro Carlo Felice di Genova due grandi arazzi che arredano il Foyer.

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Questo dondolo è dipinto a quattro mani da Deanna Ciarlo e Nico Librandi, i pittori della fabbrica, entrambi allievi di Torido Mazzotti.
È in ferro smaltato, la seduta e lo schienale in legno decorato con smalti a freddo in stile Antico Savona.
È una testimonianza della grande capacità decorativa di cui sono dotati questi pittori, ma vuole anche essere quasi un gioco surreale dove la decorazione più tipica della produzione corrente viene trasferita su un materiale non ceramico.

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Questa installazione realizzata in ferro e ceramica è di Barbara Mignone, giovane artista albisolese.
Dopo il Liceo Artistico si trasferisce a Milano e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera, ha partecipato a stage di scultura a Barcellona (Spagna) e a Grancona (Provincia di Vicenza).

L’opera è intimistica, quasi sofferta, oggetto della scultura sono canne di bambù in ceramica "imprigionate" all’interno di una struttura metallica.
Come per Giampaolo Parini, l’opera di Barbara Mignone si inserisce nella vegetazione del Giardino Museo compenetrandosi ad essa.

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Questa "panchina" è stata modellata da Dario Bevilacqua, torniante ceramista che lavora nella manifattura Pierluca di Albissola Marina.
È un opera che si muove verso il concettuale, su due delle tre sedute c’è l’impronta del fondoschiena e, nella parte verticale, quella della spina dorsale di un ipotetico visitatore.
Come per Patrizia Guerresi, anche Dario Bevilcqua usa l’argilla morbida per testimoniare l’importanza dell’essere umano attraverso un segno, quello lasciato dalle parti che si appoggiano sul materiale ancora fresco.

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È di Gino Peripoli questa testa coloratissima eseguita partendo da un vaso realizzato al tornio. L’artista veneto nato nel 1962 vive e lavora a Schio in provincia di Vicenza.
Il modellato di quest’opera è vivace, forte, la pittura e la scultura rivelano la stessa essenza: l’azione. Peripoli è come le sue opere: attivissimo. Nel 2002 su invito di Franco Dante Tiglio partecipa alla mostra le Maschere di Ubaga, paese ubicato sopra le alture di Imperia.
Per Preripoli pittura e scultura, colore e materia si intersecano in modo profondo.
Ha esposto a Venezia, Urbino, Udine, Milano, Francoforte, Berlino, Amsterdam.

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È Claudio Manfredi l’autore di questa panchina. In quest’opera il gioco di intersecare uso, ceramica e arte è profondo.
Non solo la materia viene utilizzata per realizzare una panchina, forzandola nella sua funzione primaria rivolta alla realizzazione di vasellame e statuine o, nel caso artistico rivolta verso il modellato, ma  qui lo scopo è di negare la realtà attraverso la rappresentazione di un divanetto baroccheggiante.
Ovvero si arriva al surreale non solo nella rappresentazione tridimensionale, ma anche in quella concettuale.
La materia e la forma non si sposano, né la collocazione di un tale oggetto è appropriata al luogo, sembra tutto falso, ma non è così.
Manfredi è un abitué del Giardino Museo e della fabbrica, come tale ha voluto giocare con la materia ed eseguire un oggetto casalingo a significare un rapporto quasi intimo con il luogo.

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Ylli Plaka (2009) ha voluto invece, per questo giardino, modellare in gres un gufo, essenzializzato dalla forma del becco e degli occhi che sono spalancati, grandi e ben attenti a vigilare dall’alto del palo dove è stato posizionato tra le foglie dell’albero di nocciole.
Ylli Plaka
Nato a Tirana il 4 Gennaio 1966, nella stessa città si diploma in scultura e ceramica all'Accademia di Belle Arti dove ha seguito i corsi dello scultore Thoma Thomai. Si trasferisce in Italia nel 1991. Vive e lavora a Savona. "Plaka riesce a creare un mondo che è spettacolo, dramma, e commedia al tempo stesso. Tra realtà e immaginazione, tra rappresentazione e invenzione, c'è un spazio"neutrale" che Plaka occupa di prepotenza e dove egli riesce a creare le sue nuove immagini. Metafore e simboli li sono propri: li adopera spontaneamente, come una magia o un mistero. Egli è spontaneo e naturale, istintivo e schietto, non arzigogolato. Cosi, appunto, sono le sue immagini, come un riflesso della memoria, come un estro profondo che è sempre spontaneo e diretto. Ora si trova in condizione favorevoli per arrischiarsi a qualunque impresa. Cosi adesso, nel panorama ligure, è una tranquilla e forte promessa". "Plaka rappresenta insieme il talento e la volontà di affermare (o riaffermare) il proprio posto nel mondo. Artista di origine albanese ha saputo negli ultimi anni conquistare un posto di primo piano nel mondo dell'arte ligure e nazionale".

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Silvia Calcagno e Carlos Ferrando (2009) hanno realizzato in gres un animale, appena accennato nella forma, ricco di aculei pericolosissimi, affiorante dall’acqua
Silvia Calcagno
Nata a Genova nel 1974, ceramista, designer e videomaker, vive e lavora ad Albissola. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Genova e nel 2005 ottiene la qualifica regionale di Ceramista Designer in Grés. Il linguaggio ceramico e i video costituiscono i mezzi espressivi attraverso cui l’artista meglio riesce a tradurre la sua poetica . L’intero corpo femminile è il fulcro della sua riflessione artistica. La dicotomia anima-carnalità sintetizza il dolore esistenziale e la profonda difficoltà di accettazione della condizione umana, dove il corpo di donna, sensuale e plasmato per librarsi in una danza leggera, è condannato ad una vita che è necessariamente fisica. Tale dolore si esprime a volte in modo criptico, attraverso sculture ceramiche simili a lande deserte con piccole pozze d’acqua cristallina e crateri di "rabbia inesplosa".
Carlos Ferrando
Nasce a Castellò de la Plana - Spagna il 6-2-1978. Vive e lavora ad Albissola Marina. Nel 2004 consegue il diploma di Ceramista al corso di Grès e Porcellana all’Istituto Ballardini di Faenza. La terra "spoglia" da smalti,frequentemente congiunta a materiali poveri come il ferro alterato dal tempo è l’ elemento che al meglio esprime il "sentire" di un’anima silenziosa. In scultura questa insolita coscienza si esprime attraverso l’uso della terra e del fuoco,un percepire enigmatico che si manifesta in modo schivo quanto audace dando origine a "creature", intense e forti ma al contempo eteree ed inafferrabili,sempre avvolte da una terrena spiritualità,nate da una capacità tecnica di indiscutibile livello alimentata da una continua sperimentazione.

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È del 2004 il grande pannello di Giorgio Moiso, creato in terracotta, smalti e interventi in oro a terzo fuoco. È stato posizionato in uno degli angoli più vissuti del giardino. Infatti sovrasta il grande tavolo attorno a cui, spesso, si cena e si discute d’arte.
Giorgio Moiso
Nasce a Cairo Montenotte (Savona) nel 1942. Pittore, musicista, artista riconosciuto a livello nazionale ha vissuto un ampio percorso creativo intersecando pittura, gesto, segno, musica, concetto. Attraverso il suo successo ha ulteriormente contribuito a mantenere vivo il nome di Albisola quale Libera Repubblica delle Arti. È mediante il segno, il colore, il gesto, i ritmi che nascono le sue opere che negli anni si sono trasformate dal figurativo iniziale alla forte contemporaneità di un arte che si libera dal concetto di opera in quanto tale per arrivare a essere espressione, concetto, performance. Con Mosio la ceramica trova una nuova collocazione pittorica e spettacolare, artistica.

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Ride l’Oca di Luciana Bertorelli (2008) un lavoro delicato, gioioso, con un’espressione che travalica l’animalità per avvicinarsi al sorriso, creata in terracotta è stato posizionata sull’erba poco distante da altre figure animali.
Luciana Bertorelli
Nasce a Bedonia ( Parma ). A Genova si diploma al Liceo Artistico "N.Barabino". Attualmente vive e lavora a Savona. Dipinge da sempre,prediligendo una tecnica fortemente materica attraverso l'assemblaggio di vari materiali che l'avvicinano naturalmente alla scultura. Ad Albissola Marina si accosta al meraviglioso mondo della ceramica. Predilige le terrecotte e le terre refrattarie, trattate con smalti, ossidi ed engobbi: sculture a tutto tondo,piatti,anche di grandi dimensioni, lastre che lacera con veri e propri tagli in una ricerca continua di equilibrio ed armonia con sè stessa e col mondo esterno.  Alterna la tecnica Raku che le ispira forti sensazioni legate alla Terra, al Fuoco ed all'Acqua che sente di vitale appartenenza per la sua arte legata in modo viscerale alla terra natale aspra e calorosa, vitale e sanguigna.


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Tullio Mazzotti presenta due opere. La prima è un bambino in terracotta, che i lavoranti della fabbrica hanno soprannominato Pierino; si tratta di una scultura assemblata con forme pure realizzate al tornio (2003). La seconda è un cubo in oro a terzo fuoco (2006); è questa un’opera fortemente concettuale infatti all’interno di essa ci sono alcuni pezzi di ceramica non visibili che sono di esclusiva appartenenza intima e che rappresentano il nostro vissuto, mentre l’esterno del cubo, le superfici sono scalfite da segni di ruote di bicicletta, pavimenti, ghiaia, terreno e rappresentano le influenze che il mondo esterno lasciano su di noi, visibili allo sguardo altrui in contrapposizione ai contenuti più intimi e personali.
Tullio Mazzotti
Nasce nel 1957 a Savona, ceramista albisolese alla quarta generazione. Per Tullio l’arte è qualcosa di quotidiano. La sua prima esperienza creativa, l’arte Boom, è ricerca della bellezza estetica e materica. Poi la frequentazione successiva del liceo artistico fa crescere in lui la passione per il disegno; "un tratto sottile e irreale capace di creare fantasie o esternare i propri sogni". Tutto ciò che lo circonda e lo emoziona diventa soggetto nei suoi lavori, una sorta di nuova ritrattistica dove la realtà è mediata da ciò che gli occhi vedono e dalle sensazioni/emozioni di quel momento. Poca importanza ha la materia su cui egli opera, sia essa una tela, piuttosto che un foglio di carta; poca importanza hanno i colori o i pennelli, usa solo colori primari, usa pochissimo i pennelli, molto le dita delle mani e il cuore.

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Franco Bratta (2006) ha modellato in terracotta un coccodrillo che si muove nell’erba, piccolo nelle dimensioni ma possente dalla forma,
Franco Bratta
Figura di spicco del panorama artistico albisolese, considerato ai vertici europei per il suo modo così originale e sentito di realizzare opere legate al mondo degli animali. le sue esperienze dirette in africa, nei villaggi, a contatto con la gente del luogo, gli ha permesso di sviluppare una sensibilità straordinaria, capace di rendere vive le sue ieratiche sculture ceramiche o i suoi bronzi che reinterpretano leoni, pantere, scimmie, gorilla, dove insieme alla sintesi della forma e alla sapienza nel lavorare i materiali emerge la purezza, il mistero, la forza nobile della natura. Ogni sua opera, grazie a questi valori intangibili ma al tempo stesso potenti, dona allo spettatore l'emozione primitiva di un'arte che non ha bisogno di orpelli critici per arrivare diretta al cuore. Franco Bratta vive e lavora ad Albisola e Biot (France). Le sue opere sono esposte in tutta europa, trovano collocazione in numerosi musei ed in importanti collezioni private. Durante la sua carriera è stato premiato più volte per l'originalità del suo lavoro.

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Sempre del 2003 è l’installazione di Lucrezia Salerno. Due vasi scultura, che modellati ancora freschi diventano due visi contrapposti, quasi in discussione fra loro, ma saldamente uniti da un trave in legno che sembra equilibrare anche le loro anime.
Lucrezia Salerno
artista visiva, vive e lavora a Genova. La ricerca che porta avanti vede l'uomo al suo centro, il suo quotidiano e il suo vissuto, attraverso opere bidimensionali e tridimensionali. Artisticamente ha iniziato nel 1991, lavorando sul concetto di spazio-memoria, spazio-interiore: "dando tangibilità, anche in senso tattile, al concetto sotteso alla sua visione del mondo, all'identità e la sua perdita, all'insondabilità dell'io, allo scambio simbolico tra la realtà e l'immagine". Partecipa a concorsi e mostre in Italia e all'estero, a Genova è presente nella collezione del Museo D'Arte Contemporanea di Villa Croce.

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Il lavoro di Aurelio Caminati è del 2003, si tratta di una scultura complessa, sofferta, quasi la materializzazione di un sogno, è realizzata in terracotta con interventi cromatici a freddo.
Aurelio Caminati
Nasce a Genova, dove vive e lavora; dal 1949 ha svolto un'intensa attività espositiva con numerosissime mostre personali e collettive sia in Italia che all'Estero ed ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 1956. Da un'iniziale adesione al Neorealismo, durante la quale i soggetti favoriti sono stati personaggi della vita quotidiana, è passato alla realizzazione di falsi collages, composti con frammenti di quadri famosi riprodotti sulla tela, e a una pittura inquietante, con raffigurazioni di ombre e spettri. La sua ricerca figurativa si è allargata anche all'Iperrealismo. Numerose sono le manifestazioni nazionali e gli eventi internazionali che lo hanno avuto come protagonista fra le altre, VII Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma; XXVIII Biennale Internazionale d'Arte di Milano; Salon de Mai al Musè d'Art Moderne di Parigi; X Biennale Internazionale d'Arte di Mentone; I Biennale d'Arte di Genova; Pittori Genovesi a Berlino; Mostra Internazionale di Obra Grafica a Bilbao; "Genova il Novecento" a Genova e Buenos Ayres. Dal 1975 al 1981 ha eseguito numerose "trascrizioni animate". Sue opere in ceramica sono al Museo Mazzotti di Albisola Marina. Nel 1989 ha vinto il concorso per due affreschi del nuovo Teatro Comunale dell'Opera di Genova.

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Aldo Pagliaro (2008) ha invece creato, decorandolo con smalti colorati, un feroce caimano con le fauci aperte, in agguato tra la vegetazione.
Aldo Pagliaro
nasce a Buenos Aires nel 1941, vive e lavora dal 1975 ad Albissola Marina, dove sviluppa la propria arte nello studio di Pozzo Garitta. Le sue opere creano un ponte di collegamento tra passato, presente e futuro interpretando gli effetti dello sviluppo tecnologico con colate grigie soffocanti e segni di ingranaggi inarrestabili che incidono una natura vergine, creando voragini profonde da cui emerge il rosso del sangue, testimonianza dei sentimenti di dolore che accomunano tutti gli uomini. A partecipato a molte mostre nazionali ed internazionali e le sue opere arricchiscono numerose collezioni private di prestigio.

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NERO Alessandro Neretti 2015
Visi Vasi
Un lavoro recente di un giovane ceramista faentino, che ha tratto da vasi realizzati al tornio dei visi.

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Ennio Sirello 2016

Un grande piatto realizzato a smalti.


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Gianluca Cutrupi 2023

Rinoceronte


 
 
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